Ricette dei casoncelli

Le ricette

Nel fascicoletto di presentazione della “Fiera Millenaria” che annualmente si svolge a Gonzaga, in provincia di Mantova, i curatori scrivono di non invidiare « i deputati estensori della proposta di legge in difesa del tortello di zucca mantovano. Se vorranno definire la vera ricetta dovranno compiere uno sforzo titanico poiché … le versioni tradizionali sono alcune decine …» . E’ lo stesso problema con cui ci siamo scontrati analizzando ricette scritte e raccogliendo documenti orali sui casoncelli bresciani o più in generale sulle paste ripiene tradizionali del nostro territorio: ecco perché fra la serie di ricette che presentiamo talvolta vi possono essere anche notevoli differenze su procedure ed ingredienti. Proponiamo le ricette, cercando di inserire le più significative e complete, ponendo invece nel capitolo storico di questa ricerca gli accenni sintetici, magari più vecchi e conosciuti, che troviamo in opere “classiche” della letteratura bresciana come ad esempio la massera da bè . Dal libro “La vera cucina italiana” edito dalla Società Notari nel gennaio del 1934. Si tratta di una raccolta di ricette di cucina italiana suddivisa per regioni nella cui prefazione si dice che quelle presentate sono « ricette vissute » perché segnalate da personaggi che le utilizzano. Nella regione Lombardia troviamo la ricetta dei Casonsei proposta dalla signora Erminia Mombelloni di Roncadelle di Brescia.

I “Casonsei”

Ripieno: si fanno bollire nell’acqua, fino a cottura completa, verze, o spinaci, o foglie di bietole, e si salano. Cotte si premono ben bene insieme e si tritano fini, insieme a prezzemolo. In padella si fa un soffritto di burro e fettine di lardo. Quando è color d’oro vi si aggiunge la verdura tritata, e si lascia rosolare per dieci minuti. Si leva poi dal fuoco e si versa in una larga scodella, aggiungendo pangrattato fino, formaggio trito, un uovo e un rosso; sale e pepe, e due o tre foglie sminuzzate di erba di San Pietro. L’impasto dovrà essere né troppo morbido né troppo sodo.

Sfoglia: (d’ogni pugnello di farina vengono 10 “casonsei”). Si fa la pasta con farina tiepida, s’impasta e si lavora ben bene. Si tira una sfoglia piuttosto sottile e da questa si ritagliano (con uno stampino rotondo o con un bicchiere dall’orlo sottile) tanti dischetti. Sopra ognuno di questi si mette un bocconcino di ripieno, si piega e si sigillano gli orli del dischetto. Con una leggera pressione delle dita sulla parte ripiena, e tenendo le due estremità in alto, ci si dà la forma di una mezzaluna. Si cuociono in acqua bollente, salata, per dieci minuti (se fatti il giorno prima, quindici minuti); si scolano e si condiscono con abbondante formaggio e burro cotto.

Vari testi poi riportano ricette di casoncelli alla bergamasca, di fatto però molto simili a quelli della nostra tradizione, come “La Lombardia in cucina” di Ottorina Perna Bozzi testo di fine ‘800, o il “Nuovo cuoco milanese” di Giovanni Felice Luraschi, sempre di metà Ottocento. Particolare è poi una ricetta presentata ne “La gastronomia moderna” (Milano 1855) di Giuseppe Sorbiatti che si dichiara « Già capo cuciniere e pasticcere in casa Fenaroli et attualmente in casa Turina » dove troviamo i Cannoncelli alla bresciana (Cannelons à la bressane) : di fatto si tratta di una ricetta che ricorda dei piccoli cannelloni ma farcia, cottura, condimento e forma fanno credere che sia derivata direttamente dai più popolari casoncelli.

Interessante fra l’altro notare come per “nobilitare” maggiormente le ricette si cerchi nel testo di tradurre o semplicemente “francesizzare” tutti i nomi delle preparazioni secondo un uso molto diffuso in quell’epoca. Per gli amanti poi, anche se esula dalla nostra ricerca, segnaliamo il fatto che nel libro oltre al Metodo di fare la polenta (Moyen de faire la polenta), c’è anche una delle rarissime ricette scritte sul Metodo bresciano di cuocer e servir gli uccelletti allo spiedo (Méthode bressanne de faire cuire et servir les petits oiseaux à la broche).

Cannoncelli alla bresciana (Cannelons à la bressane)

Questa minestra è del tutto campagnola. Apparecchiate ventiquattro oncie di farina, e con solo cinque once fate una polenta dura al fuoco con acqua e sale, indi mettete il rimanente della farina sulla tavola facendo un vano nel mezzo; ponete ivi sei rossi d’uova, e la polenta, quando è quasi fredda, impastatela bene formandone un pastone piuttosto duro, aggiungendo perciò se occorre dell’altra farina, fate una farsa prendendo delle foglie di verze o di broccoli scottandole e triturate ben fine, soffriggansi in un padellino con una cipollina ben triturata, sale, droghe, ponetela in una terrina aggiungendovi un poco di pane e formaggio grattugiato, legate la farsa con qualche tuorlo secondo la quantità. Spolverizzate la tavola con farina, stendetevi col matterello (rouleau) ben fina la pasta, mettendo sull’estremità di essa un cordone di farsa, doratela con l’uovo battuto e fate rotolare l’estremità sopra la farsa formandone una canna, unendo col pollice la lunghezza del cannoncello; tagliate questo col coltello della lunghezza del pollice e terminate l’operazione secondo la quantità che ne vorrete fare. Disponete una grande cazzeruola o caldajo al fuoco con acqua abbondante e sale, e quando bollirà versatevi i detti cannoncelli, che in dieci minuti circa di bollitura saranno cotti; allora col mescolo forato levateli dall’acqua, lasciateli sgocciolare bene, poneteli in una zuppiera spargendovi sopra del formaggio lodigiano grattugiato e del butirro tosto.

Testo ormai fondamentale della nostra cucina è Modernità della cucina bresciana (o anche nelle edizioni successive Tradizione e modernità della gastronomia italiana La cucina bresciana) di Camillo Pellizzari. Uscito negli anni Sessanta, inizialmente come fascicoletto dell’Ente Provinciale per il Turismo di Brescia, è stato via via ampliato grazie anche ai vari contributi inviati all’autore da semplici cittadini, cuochi e massaie, venendo in seguito pubblicato per i tipi dell’Editrice Sardini di Bornato : una sorta di Artusi bresciano! La prima ricetta del capitolo delle minestre asciutte è quella dei Casonsèi . (La ricaviamo dalla seconda edizione del 1969) Casonsèi – Ingredienti: proporzioni secondo il numero: ravioli da riempirsi, carne trita, pane grattugiato, formaggio, prezzemolo, aglio, sale, burro q.b. Sono una specie di ravioli a base di carne trita, pane grattugiato, formaggio, prezzemolo ed aglio, lessati e serviti ben caldi conditi con formaggio grana e burro cotto alla salvia. Un ottimo ripieno per casonsèi è il seguente: si fa prendere il colore biondo rosso ad un bel pezzo di burro (che può anche essere sostituito con unto di arrosto e midollo di bue o vitello); tritare finemente carne di pollo (meglio se prima fatta insaporire nel burro e salvia) od arrosto di vitello che si aggiungeranno al burro imbiondito insieme a qualche cucchiaiata di buon brodo per formare una polentina un poco dura. Completare col formaggio grattugiato, in buona misura, sale, pepe, cannella, droghe. Tenere sul fuoco questo ripieno cinque minuti circa e, prima di levarlo, aggiungervi anche un uovo che dovrà incorporarsi al composto senza rapprendersi. Perciò si consiglia di rimescolare ed amalgamare lontano dal calore, cioè appena tolto dal fuoco. Si può fare lo stesso ripieno mettendovi del prezzemolo trito e l’odore, molto tenue, dell’aglio, se piace. Nelle edizioni successive e ampliate fatte con l’Editrice Sardini troviamo anche fra le ricette camune, un’altra versione del piatto.

I Casonsèi o Calsonsèi

Kg 2,500 di patate, 8 etti di spinaci, 3 etti di formaggio grattugiato, 2 etti di pane grattugiato, 1 uovo, carne trita di manzo 3 etti, burro, olio q.b. 1 etto di amaretti, 4 o 5 noci, prezzemolo, aglio, pepe, sale, spezie. Tutti questi ingredienti vengono passati con il trita verdure e cotti nel burro e olio. Per la pasta dei Casonsèi, attenersi alla solita ricetta della pasta fresca. La particolarità sta nella forma molto grossa e rotonda. (per 70 casonsèi oppure grossi ravioli).

Dopo la versione camuna dei casoncelli del Pellizzari vediamo un’altra ricetta di pasta ripiena di questa valle tratta questa volta dal libretto edito dalla Pro loco di Breno nel 1987 dal titolo di Cucina camuna e che ha per autore Giacomo Ducoli (Fio). La ricetta è quella dei Càicc o ravioli di Breno.

Càicc (ravioli di Breno)

  • Dosi per 6/7 persone
    Ingredienti:
  • gr. 300 erbe (biete) cotte e ben strizzat
  • gr. 150 salame (sia cotto che crudo)
  • gr. 100 bologna
  • gr. 150 bollito magro
  • gr. 150 arrosto di maiale
  • gr. 50 formaggio nostrano o reggiano
  • gr. 150 di noci
  • gr.30 di amaretti
  • 1 spicchio di aglio
  • 3 uova
  • 1 cucchiaio di prezzemolo
  • 2/3 cucchiai di pane grattugiat
  • Noce moscata a piacere – sale e pepe quanto basta
  • Facoltativamente si può aggiungere uva sultanina (20 acini)

Passare per due volte tutti gli ingredienti al tritacarne con lo stampo a fori piccoli, così da farne un impasto molto omogeneo. Quando avrete preparato la pasta, tiratela con spessore non troppo sottile, data la grandezza dei «caicc». Con uno stampo di almeno 12/14 cm di diametro tagliate tanti tondi. In una scodella rompete un uovo, aggiungete un cucchiaio di farina, o più a secondo del bisogno, e un poco di latte. Sbattete il tutto molto bene e con un pennello spalmate i tondi di pasta. Ciò servirà per far aderire perfettamente i lembi della pasta e far si che cuocendo non si stacchino mettendo a nudo il ripieno. Mettere in ogni tondo abbondante ripieno, unendo e pressando bene le parti che si debbono unire. Il raviolo dovrà avere una base e superiormenteuna cresta. Condire con abbondante formaggio nostrano o reggiano, burro ben cotto e salvia.
NOTE: Si conservano ottimamente in congelatore.
I nostri antenati non avevano certamente tutti gli ingredienti che noi oggi usiamo in abbondanza per preparare i «caicc». È invece sicuro che i nostri vecchi, data l’estrema povertà di allora, non avevano la possibilità di abbondare in ingredienti che non fossero di uso comune. Ma anche senza questa possibilità i «caicc» erano sicuramente molto buoni. Ciò era il risultato di una fervida necessaria fantasia. Sempre per quanto riguarda i ravioli camuni sfogliando il ricettario contenuto nel sito internet www.camunity.it scopriamo che la ricetta “vecchia maniera” per quanto riguarda il ripieno prevedeva di : “lavare con la farina gialla e aceto le interiora del pollo, tritare il fegato, il magone e le interiora e soffriggere nella cipolla con un po’ d’olio, burro, noce moscata, e tre semi di pesco tritati. (…) Oggi invece delle interiora si usa mettere un misto di carne trita (maiale e manzo) o del salame. Infine unire al composto sopradetto due biscotti amaretti, un trito di prezzemolo e aglio, due uova, del buon formaggio grattugiato stagionato (grana padano), una o due noci, un pugno di pane imbevuto nel latte, sale e pepe quanto basta”. Vengono conditi con burro e salvia e grana padano; in alcuni casi il burro viene anche aromatizzato con della cipolla. Sono sempre paste ripiene camune anche i pipihahas o pipifàsacc ravioli in versione gigante chiamati anche cadunsei col manubrio tipici di Piazze di Artogne; i calhù (dalla forma di pantalone) preparati nell’alta valle con ripieno di patate, salame, prezzemolo, aglio, uovo e noce moscata. Sempre lo stesso sito ci segnala i particolari cadunsèi alla menta di Artogne: “Fare un impasto di pane e formaggio grattugiato, un uovo, aglio e prezzemolo, sale q.b. e unire un goccio di brodo in cui avrete fatto bollire quattro foglie di menta piperita, impastare e disporre il ripieno sulla pasta fatta di farina bianca senza uova”. Nel 1993 nella collana “Cultura regionale” della editrice Franco Muzzio veniva pubblicato il libro La cucina bresciana di Marino Marini : cuoco, scrittore, appassionato di storia della gastronomia e bibliofilo gastronomico, fu anche fra i fondatori di Arcigola. Ci presenta ben sei ricette di paste ripiene del nostro territorio.

Casoncelli 1

Ingredienti: 500 g di farina bianca – 4 uova – Olio – Sale – 1 Kg di patate – 300 g di spinaci – 1 hg di pane grattugiato – 150 g di carne trita di manzo – 1 uovo – Burro – 50 g di amaretti – 2 o 3 noci – Prezzemolo – Aglio – Spezie Procedimento: preparare la pasta nel solito modo, aggiungendovi un po’ di olio e lasciarla riposare per mezz’ora. Cuocere le patate e gli spinaci nel solito modo (lessati) e passateli nell’olio e nel burro, metterli nel tritaverdure. Rosolate in poco burro e olio, la carne macinata, aggiungervi i vari passati, togliere dal fuoco, amalgamarvi gli amaretti e le noci, tritatissimi, il prezzemolo e l’aglio tritati anch’essi, l’uovo e formare un impasto omogeneo, asciugandolo, se occorre con pane grattugiato. Stendete la pasta sottile, tagliatela a quadrati e sistematevi le palline di ripieno abbastanza grosse. Si cuociono in acqua bollente salata e si condiscono con il burro fuso e la salvia.

Casoncelli 2

Ingredienti: 300 g di farina bianca tipo 0 – 4 uova – Sale – Pepe – 200 g di carne di manzo – 100 g di salsiccia – 1 piccola carota – 1 piccola cipolla – 1 gambo di sedano – 80 g di grana grattugiato – 40 g di pangrattato – 1 bicchiere di vino rosso – 150 g di burro – 2 cucchiai di olio di oliva – Chiodo di garofano – Noce moscata – Alloro – Salvia Procedimento: tritate le verdure e rosolatele nell’olio e 50 g di burro, quando avranno preso colore aggiungetevi la carne macinata e la salsiccia sbriciolata, fate insaporire e asciugare il tutto, quindi bagnate con il vino, quando questo sarà evaporato aggiungetevi una foglia di alloro, un chiodo di garofano, un po’ di sale, pepe e noce moscata, bagnate con un po’ di acqua calda e fate cuocere per un’oretta mantenendo l’impasto ben asciutto. Con la farina, 3 uova e un po’ di sale fate la sfoglia e mettetela a riposare sotto una scodella. Tritate o passate il ripieno, mettetelo in una terrina, aggiungetevi il formaggio, il pane, un uovo e mescolate bene. Tirare la pasta, dividetela in due sfoglie e confezionate i vostri casoncelli piuttosto grossi a forma di triangolo. Cuoceteli in acqua bollente e salata e conditeli con il burro fritto con la salvia. Se volete potete aggiungere ancora del formaggio grattugiato.

Casoncelli 3

Ingredienti: 300 g di farina bianca – 3 uova – Sale – 200 g di pangrattato – 200 g di grana grattugiato – Pepe – Noce moscata – 1 dado per brodo – Aglio – Spezie – Salvia – 100 g di burro Procedimento: con la farina, le uova e il sale, preparate la pasta e fatela riposare sotto in tovagliolo per mezz’ora. Soffriggete 50 g di burro con l’aglio e un po’ di salvia, aggiungetevi il pane, un pizzico di spezie, sale, pepe, noce moscata e metà formaggio. Mescolate e fate soffriggere dolcemente bagnando con un po’ di brodo che avrete fatto con il dado, mantenete l’impasto abbastanza asciutto. Fate la sfoglia e dividete a mucchietti il ripieno preparato. Cuoceteli in acqua bollente salata e conditeli con burro, salvia e formaggio grattugiato.

Casoncelli di magro

Ingredienti: 300 g di farina bianca – 5 uova – Sale – Pepe – 300 g di ricotta di pecora – 150 g di erbe di campo – 150 g di grana grattugiato – 80 g di burro – Salvia Procedimento: fate la sfoglia con tre uova e un po’ si sale, fatela riposare per mezz’ora. Cuocete le erbe (Buon Enrico o erbette o borragine), tritatele e aggiungetele alla ricotta freschissima, a due uova e a 50 g di grana, mescolate bene e dopo aver tirato la pasta, formate i vostri casoncelli che condirete, dopo averli cotti, con burro, salvia e formaggio.

Casoncelli all’antica

Ingredienti: 500 g di farina bianca – 5 uova intere e 1 tuorlo – 200 g di burro – 1 manciata di uva passa – 3 pere tipo spadone – 4 amaretti – Prezzemolo – Pane e grana grattugiati – Sale e pepe Procedimento: impastate la farina con quattro uova, del sale e fatene un impasto liscio che farete riposare una mezz’oretta coperto. Sbucciate le pere e pulitele dai torsoli, passatele in forno caldo per qualche minuto finchè risulteranno tenere, lasciatele raffreddare e mettetele ne frullatore con 50 g di burro molle, l’uva passa ammollata e asciugata, gli amaretti sbriciolati, due cucchiai di pane e quattro di grana grattati, un uovo intero e un tuorlo, un pizzico di sale e pepe, fate frullare il tutto e disponete il ripieno su dischi di pasta che otterrete spianando la sfoglia sottile e tagliandola a dischetti. Sovrapponete un dischetto all’altro inumidendo i bordi e pressando bene. Cuocete in acqua salata e condite con burro fuso e prezzemolo tritato.

Ravioli di Breno

Ingredienti: 300 g di farina bianca – 1 pugno di farina grigia (grano saraceno) – 4 uova – Sale e pepe – Aglio – 300g di erbe cotte (la parte verde delle bietole) – 100g di mortadella 150g di arrosto di maiale o di vitello – 50g di formaggio grattugiato – 50g di noci – 3 amaretti – Pangrattato – Noce moscata – Uvetta. Procedimento: tritare le erbe, la mortadella e l’arrosto, aggiungervi gli amaretti, le noci, il prezzemolo e l’aglio, il tutto tritato, mettervi un uovo e mezzo e riducete il tutto molto finemente, asciugate con il pane. Formate la pasta mescolando le farine e utilizzando due uova e, se occorre, un po’ d’acqua. Lasciatela asciugare e tiratele in una sfoglia non troppo sottile. Tagliate in dischi di 14cm di diametro, impastate il mezzo uovo rimasto con un cucchiaio di farina e un goccio di latte, pennellate i vostri dischi e mettetevi al centro una noce di ripieno, con l’apposito bastoncino detto “caicc” chiudete il ripieno all’interno. Cuoceteli in acqua bollente e salata e conditeli con burro, salvia e formaggio di montagna stagionato e grattugiato. Proseguendo nell’analisi delle ricette vediamone ancora alcune, senza magari riportarle integralmente, cercando di sottolineare le novità e le diversità rispetto a quelle già proposte. In Le ricette regionali italiane di Anna Gosetti della Salda (casa editrice Solares) troviamo due ricette: denominate casônsèi ma presentate una come specialità bresciana e l’altra come specialità della Valle Camonica. La prima dal ripieno semplice: salsiccia, parmigiano, mollica di pane ammorbidita nel latte. Dalle note alla ricetta escono poi altri ingredienti : verza, spinaci, bieta, prezzemolo, foglie di erba San Pietro, burro e lardo, uova; e ancora carne di pollo o arrosto di vitello, cannella, droghe varie, aglio. Da segnalare inoltre la forma: si parte da rettangoli di pasta (8x14 cm) abbastanza sottili che una volta farciti e chiusi in forma di “cannellone” vanno piegati a forma di “calzoncino primitivo”. La seconda ricetta, quella della Val Camonica, presenta già una serie più ricca di ingredienti simile a quelle già proposte. Si differenzia anche in questo caso nella piegatura: la pasta è stesa a piccole quantità ottenendo prima dei bastoncini (un po’ come si fa con gli gnocchi) tagliati poi a piccoli pezzi. Ogni pezzetto è steso singolarmente, usando il matterello o meglio ancora un apposito fuso di legno, in dischi larghi come un normale bicchiere. Nel centro si pone il ripieno, delle dimensioni di una noce, e si procede con un sistema di pieghe alla chiusura dei “cassoncelli”. Nel testo “Ricette di sua maestà il raviolo” di Slow Food editore gli autori ci ricordano l’importanza che rivestono i casonsei nel menù bresciano. Di nuovo è indicata come forma quella a “calzoncino”, pur ammettendo che possono esistere numerose varianti. Si sottolinea inoltre che “per ottenere un buon risultato la pasta dev’essere sottile, piuttosto morbida, non asciutta”. Anche per gli ingredienti del ripieno si parla della semplice versione di pane, formaggio e salsiccia o di altre più ricche che vedono via via l’aggiunta di pollo o vitello, pane ammollato nel latte, verdure e erbe aromatiche (soprattutto l’erba amara: erba San Pietro). Al termine, prima di essere serviti, i casonsei sono conditi con abbondante burro, grana grattugiato e qualche fogliolina di salvia (facoltativa). Sempre nello stesso libro la ricetta successiva è quella dei Casônsei della Val Camonica. Di nuovo è segnalata la particolare piegatura e la variante, nel ripieno, dell’aggiunta di patata lessa come elemento ammorbidente al posto del pane bagnato nel latte. Il condimento può essere più ricco: al posto del semplice burro e formaggio si può utilizzare una salsa di funghi porcini trifolati o di funghi e salsiccia. Nel libro di Carla Boroni e Anna Bossini La cucina bresciana fra arte e letteratura – le ricette, ed. Vannini, ritroviamo di nuovo varie ricette di paste ripiene in uso nel nostro territorio, alcune delle quali molto simili a quelle già presentate (casoncelli, casoncelli di ricotta, tortelli di zucca, ravioli di Breno, agnolotti in brodo). Ci viene però presentato un elemento nuovo: la ricetta dei casoncelli di Longhena con farcia di carne di manzo lessata, erbette bollite, Parmigiano grattugiato, burro fuso, spezie miste in polvere e mezzo cucchiaio di amaretto in polvere. Quest’ultimo ingrediente si ritrova spesso fra gli ingredienti per farce e ripieni : pensiamo anche ad esempio ai tortelli di zucca o a quelli camuni o al ripieno per la gallina bollita. La versione del casoncello in uso a Longhena è da molti considerata una delle più tradizionali della nostra provincia: non mancano però anche qui le varianti, soprattutto per quanto riguarda gli ingredienti del ripieno, tutte gelosamente segrete! Anche la Guida gastronomica del Touring Club Italiano ricorda la nostra popolare pietanza. Nell’edizione del 1984 dice che “Nell’area tra Bergamo e Brescia agli agnolotti subentrano i casonsei: non hanno carne bovina nel ripieno, ma soltanto salsiccia, parmigiano e mollica di pane imbevuta nel latte, cui si aggiungono verdure (bietole, spinaci o altro) preventivamente soffritte nel burro con fettine di lardo. Insolita fra gli ingredienti, la presenza di foglie dell’aromatica erba San Pietro. In Val Camonica gli stessi casonsei acquistano nel ripieno patate e mortadella”. Dalla “sagra del casoncello” di Pievedizio ci vengono ancora altre piccole varianti nella preparazione delle farce ( tradizionali di carne o con influenze di altre zone come per quelli alla zucca, spinaci e ricotta, crudo e noci) o dell’impasto che dovrà avvolgere il ripieno. Partendo da quest’ultimo vediamo che la pasta può essere preparata tradizionalmente con farina, uova e acqua o anche prevedendo l’utilizzo di soli tuorli. Per i casoncelli di carne il ripieno è ricco e comprende carni di manzo, maiale (lombo), petto di pollo, prosciutto crudo oltre ad altri ingredienti quali cipolla, grana grattugiato, burro, sale e pepe. La carne deve essere cotta precedentemente con vino. Nelle ricette tradizionali della zona il casoncello era chiuso “a caramella” e la farcia era meno ricca di carne ma con più sfumature aromatiche. Ecco una farcia che ci è stata segnalata : 1Kg di carne di manzo bollita, 1Kg di pane grattugiato, 0,8Kg di formaggio grana, sale, pepe, una quindicina di amaretti, il succo spremuto di due arance e di due limoni, 100g di burro in cui avremo fatto appassire della cipolla tritata. Nell’amalgamare questo ripieno aggiungere anche un po’ del brodo di cottura della carne.

Percorso di ricerca didattica svolto dalle classi 2B e 2G, 3C cucina nell’anno scolastico 2003/04 e dagli insegnanti Franzoni Alberto e Biban Maurizio nell’ambito del progetto FSE Multimisura Istruzione Ob.3 misura C1 – Azione di sistema “La didattica del territorio” ID progetto 86310

 
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