Modi di dire e proverbi del casoncello

Proverbi e canzoni

Da Modi di dire che scompaiono Esine 1983 di Oberto Amelardi

‘Na süpera dè càdonsei la fa tremà la culem del tèt (una zuppiera di casoncelli fa tremare la trave maestra del tetto)

«… Non occorre sprecare molte parole per chiarire il significato di questo trasparente pensiero. I nostri casoncelli, famosi, legati a doppio filo con la festa patronale di S.Paolo e tanto apprezzati sia dagli Esinesi che dai loro numerosi ospiti nella festosa giornata dedicata al santo protettore, derivano i loro pregi non certo dall’aria e dall’acqua di Esine, ma dalla qualità e dalla quantità delle materie prime (formaggio, burro e farina di frumento) che le industri massaie non lesinano ad impiegare nella laboriosa preparazione del suddetto piatto. Quello che oggi viene considerato un piatto tradizionale, eccellente e gradito ai più, nei tempi andati veniva giudicato sotto l’aspetto del suo valore economico e ritenuto, data la povertà corrente, spesso troppo pesante e tale da scardinare la misera economia di molte famiglie.»

In occasione della popolare Festa in biolcheria che tradizionalmente si svolge ai primi di settembre a Longhena è stata coniata una “Lode al casoncello”:

Lode a te casoncello, pallido gustoso e bello, fatto con uova di giornata e farina d’annata.
Ode alla pasta tirata col matterello sulla tavola infarinata, mentre l’impasto con pan grattato, erbette, sapori vien preparato.
La sfoglia le palline di ripieno va a coprire avvolta di lato a caramella va a finire.
Ora sei pronto per cuocere nel bollore di cento gradi e vapore, qualche minuto ti vedrà danzare, a pelo d’acqua tu sai nuotare.
Ripescato finisci nel piatto di portata, ricoperto di parmigiano una gran manciata, sopra è versato il burro fuso e marrone e le bollicine ti danno l’occasione di spandere il tuo profumo stuzzicante.
Ora ti assaggio o mio campione e le nari si riempiono del tuo effluvio inebriante e l’acquolina sale in bocca all’istante le labbra si schiudono alla tua morbidezza tu si che sei una prelibatezza.
Oh il sapore, il sapore … da gustare a occhi chiusi e in silenzio per non rompere l’incanto di tanta sublime cosa, che la natura e mano di donna han creato. Se il casoncello non hai mai gustato Ora a tutto questo sei preparato.

"Maria 1998"

Dal libro La cucina bresciana fra arte e letteratura di Carla Boroni e Anna Bossini edito da Vannini ricaviamo la canzone “I casonsèi”

E i casonsèi ma jè isé bèi i ghe piàs anche al sciùr preòst (…) curì curì compar (e) fradèi a mangià i casonsèi

Da più parti ci è stata poi ricordata quest’altra filastrocca che riportiamo ma che a nostro avviso non è attinente alla nostra ricerca poiché i “tortei” sono la versione lombarda delle frittelle : in particolare le frittelle di San Giuseppe. Nelle due versioni della filastrocca riportate i tortei sono contrapposti ad un altro piatto la panda , in altre parti della Lombardia il ritornello invece li contrappone alla fritada .

Da Fóncc dè botéga di Angelo Albrici (Ed. Apollonio e C. 1966) Crapa pelàda èl fàa i tortèi Ma nó ‘l ghè ‘n dàa ai so fradèi; I so fradèi i gha fat la panàda Nó i ghè ‘n’ha dat a Crapa pelàda.

Un’altra versione della filastrocca è la seguente tratta da Il dialetto bresciano di Antonio Fappani e Francesco Torelli (ed. La voce del popolo e Madre 1984) Grapa pelàda èl ga fat i tortei el ga ‘n a dat gna giü ai so fradèi. I so fradèi i ga fat la panada, i ga ‘n a dat gna ‘n bris a la grapa pelàda.

Percorso di ricerca didattica svolto dalle classi: 2B e 2G, 3C cucina nell’anno scolastico 2003/04 e dagli insegnanti Franzoni Alberto e Biban Maurizio, nell’ambito del progetto FSE Multimisura Istruzione Ob.3 misura C1 – Azione di sistema “La didattica del territorio” ID progetto 86310


 
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